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Il dualismo di Atena:l'eleganza e la femminilità di una dea guerriera

“Vi è però, sin dalla tua nascita, in questi tuoi occhi, una malinconia precoce, ammesso che fosse possibile una cosa simile, poiché tutto avevano da guadagnare e nulla da perdere al tempo, che oggi brilla con forza inconsueta: qualcosa di profondo la cui origine mi sfugge e le cui conseguenze mi preoccupano, tanto più che non riesco a indovinarle.”


Sono parole piuttosto insolite per descrivere la Dea delle Arti, della Sapienza e delle Strategie Militari.


Sono parole piuttosto insolite per descrivere Atena: una delle dee più importanti della mitologia greca. E tra le più amate dal suo popolo.


Eppure sono le parole pronunciatele dal suo stesso padre.

Sono le parole pronunciate da Zeus.


Atena sapeva approcciarsi con grande disinvoltura sia al mondo femminile che a mondo maschile.

Insegnava alle donne, accostandosi a loro con pazienza e disponibilità, le arti della filatura e della tessitura e agli uomini concesse l’invenzione dell’aratro, l’abilità di costruire le navi e di addomesticare gli animali.


Era una guerriera valorosa e piena di coraggio.

Nacque già con l’armatura addosso, con tanto di elmo e scudo.

Eppure sapeva porsi con la grazia e la delicatezza attraverso le quali una vera dea si sa distinguere.


Era, si, la dea della guerra… ma,

agiva con strategia e mai con violenza.

Sapeva conciliare rigore e dolcezza.

Come nessuna!


Un dualismo ricercato nel suo carattere,

da approfondire ed emulare.


In foto la tela di Gianfrancesco Iacono “Atena tra le rovine del tempio di Himera”.

In esposizione insieme ad altre suggestive ed interessanti opere al Museo Regionale Pirro Marconi, all’interno del Parco Archeologico di Himera, per la mostra personale “Himera Nostos” che si conclude oggi e che include un ciclo di tele interamente dedicato al mondo greco con particolare riferimento al sito di Himera.

Un occhio attento, critico e rigoroso quello del maestro Iacono, particolarmente legato al pensiero Hellenico ritenendolo “utile a guarire, almeno in parte, le ferite che stiamo infliggendo a noi stessi e al mondo.”


𝙎𝙖𝙡𝙫𝙞𝙣𝙖 𝘾𝙞𝙢𝙞𝙣𝙤




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