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Le pietre d'inciampo

"Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo.

Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere."

(José Saramago)


Giornata della Memoria,

giornata di dolorosi quanto necessari ricordi.

In tutto il mondo oggi si commemora la Shoah,

il genocidio operato dalla Germania nazista e dai suoi alleati tra il 1933 e il 1945 che fece circa 15-17 milioni di vittime di cui 6 milioni erano ebrei (dati Holocaust Memorial Museum of Washingon).


Il 27 gennaio 1945 le truppe russe oltrepassarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e si trovarono di fronte ad uno scenario pieno di orrori: camere a gas, forni crematori, fosse comuni e migliaia di scarpe e indumenti appartenuti a persone che non erano più lì.


Oggi in tutto il mondo ci si attiva con iniziative volte a mantenere viva la memoria di questo evento e dell’orribile disumanità che lo ha caratterizzato.

Si raccontano storie di orrore in mezzo agli orrori.

Ci si ferma per ascoltarle.


A volte per fermarsi occorre inciampare, ma anche inciampando si fa un passo avanti.

Lo testimoniano le cosiddette “stolpersteine” ovvero le pietre d’inciampo, creazioni dell’artista tedesco Gunter Demnig, depositate nelle tante vie e piazze d’Europa, a partire dal 1992, con lo scopo di seminare memoria affinché quello che è successo nei lager nazisti non debba ripetersi mai più.

Questo “mosaico della memoria” si compone di oltre 70.000 pietre ricoperte d’ottone. In Italia ne sono state posate circa 1500. Due si trovano a Palermo, in ricordo delle vittime siciliane Maria Di Gesù e Liborio Baldanza.


Un inciampo, certamente non fisico, ma fortemente emotivo, in ricordo di quegli oppressi che con inaudita violenza, attraverso la deportazione, furono strappati dalle loro case, dalle loro vite e dai loro affetti con il diabolico piano di venire sfruttati, maltrattati, torturati e uccisi.

𝙎𝙖𝙡𝙫𝙞𝙣𝙖 𝘾𝙞𝙢𝙞𝙣𝙤





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