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𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐎𝐌𝐀𝐅𝐈𝐄: 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐚𝐯𝐢 𝐜𝐥𝐚𝐧𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐢𝐜𝐥𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐧𝐚𝐫𝐨

È l’unione di due vocaboli che già da soli racchiudono due universi abbastanza complessi, archeologia e mafia.


Le archeomafie sono organizzazioni criminali molto articolate e nella fattispecie sono responsabili dei più gravi crimini contro il Patrimonio Culturale perché la loro attività principale riguarda il 𝐭𝐫𝐚𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐥𝐥𝐞𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐝’𝐚𝐫𝐭𝐞. Un traffico con numeri da capogiro e di cui l’Italia, con il suo rilevante patrimonio, è il paese più colpito al mondo.


Tutto ha inizio dai 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐨𝐥𝐢 che si introducono nei siti archeologici per saccheggiarli, portando via tutto ciò che riescono a dissotterrare: anfore, vasi, statuine e preziosi frammenti di qualsiasi genere.

Già, attraverso questo gesto, si compie un danno irreparabile al sito archeologico, dove solo gli studiosi hanno le competenze per compiere queste operazioni attraverso procedimenti accurati, considerando che tutte le operazioni di scavo eseguite su un sito, sono di natura irreversibile.


Subito dopo entrano in gioco i 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 e i 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 che si occupano di piazzare sul mercato nero delle opere trafugate i “preziosi bottini” alterandone la provenienza, la storia e possibilmente creando false documentazioni.

Un danno incommensurabile alla storia di un luogo e al suo popolo. Un atto che ne danneggia gravemente l’identità.


Alla fine del percorso ci stanno i 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 che possono essere privati oppure i più importanti musei internazionali.


Altro aspetto gravissimo da sottolineare: durante questo percorso si crea un’occasione unica ed estremamente favorevole per il 𝐫𝐢𝐜𝐢𝐜𝐥𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐧𝐚𝐫𝐨 utilizzando i beni trafugati come moneta di scambio per partite di armi e droga e come mezzo di ricatto nei confronti dello Stato.


Lo stesso avviene per i dipinti e per le opere d’arte trafugate a privati facoltosi.

Ma ad alimentare in maniera consistente il business sono i reperti archeologici perché, essendo beni sconosciuti prima del ritrovamento e non essendo mai stati catalogati, sfuggono alla ricerca degli investigatori.

Buona norma per chi detiene un bene di interesse storico e culturale è l’inserimento nel 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨 𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐁𝐞𝐧𝐢 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢.


“𝐖𝐚𝐧𝐭𝐞𝐝 … 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨” fondazione creata da Ludovico Gippetto, che da quasi trent’anni porta avanti la dura battaglia contro il trafugamento e il traffico illecito di opere d’arte, si adopera attivamente per una maggiore sensibilizzazione e per l’adozione di comportamenti virtuosi che puntino alla tutela del nostro immenso patrimonio.


La fondazione, ritenendo opportuna la massima diffusione possibile sulle conoscenze che riguardano i nostri Beni Culturali e collaborando con il 𝐂𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐓𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞, realizza interventi in Italia e all’estero finalizzati a dare ad ogni reperto archeologico ( sia marino che terrestre) ed a tutte quelle opere d’arte trafugate nel nostro territorio, la possibilità di essere riconosciute, ritrovate e ricollocate nella loro giusta sede d’origine.

𝙎𝙖𝙡𝙫𝙞𝙣𝙖 𝘾𝙞𝙢𝙞𝙣𝙤


 
 
 

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